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Materiali protagonisti del Safe Restart: PMMA

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Rendere la fruizione di ambienti di lavoro e luoghi pubblici il più sicura possibile implica la necessità di organizzare e delimitare gli spazi per consentire il normale svolgimento delle attività necessarie minimizzando i rischi di possibile esposizione al contagio per tutti gli utenti coinvolti.

Per mettere in pratica il distanziamento sociale senza che diventi isolamento, è necessario consentire l’interconnessione visiva tra zone e spazi, adottando barriere trasparenti e facili da sanificare.

Oltre al vetro, non sempre adatto per via del peso e della frangibilità, i materiali più gettonati sono le plastiche in lastra, in particolare il polimetilmetacrilato (PMMA) e il policarbonato (PC). Di entrambi esistono svariate formulazioni, messe a punto dalle rispettive aziende produttrici e alle quali corrispondono precise proprietà finali, ma le generiche qualità che ne hanno determinato l’ampia diffusione includono la trasparenza, la resistenza, il peso, la lavorabilità e la colorabilità.

Chiamato anche acrilico, metacrilato o Plexiglas, un nome commerciale (spesso erroneamente indicato come Plexiglass) talmente popolare da essere scambiato per un nome generico, il PMMA presenta una trasparenza anche più elevata del PC, che per contro è più resistente meccanicamente - avendo una resistenza agli urti significativamente maggiore e una minore rigidità - ma anche meno resistente ai graffi, più soggetto all’ingiallimento causato dai raggi UV e più costoso. Inoltre, le lastre acriliche risultano essere più facili da tagliare di quelle in policarbonato, a differenza delle quali possono essere lucidate sia superficialmente, sia in sezione, e consentono la realizzazione di giunzioni invisibili.

Il PMMA fu inventato dall’intraprendente chimico tedesco Otto Röhm, la cui tesi di dottorato, risalente al 1901, verteva sui prodotti della polimerizzazione dell’acido acrilico. Fondatore insieme all’amico Otto Haas dell’azienda chimica Röhm & Haas, Röhm intuì il potenziale dell’acrilico in un’epoca in cui la ricerca sui polimeri era agli albori e difficilmente oggetto di investimenti consistenti, in quanto non considerata promettente dal punto di vista degli sbocchi commerciali. Röhm creò una divisione interna all’azienda dedicata alla ricerca, e, successivamente alla commercializzazione e affermazione del materiale acrilico Luglas, si concentrò sullo sviluppo dei metacrilati insieme al chimico Walter Bauer, arrivando all’introduzione nel mercato del PLEXIGLAS® nel 1933.

 

plexiglas

L’eccezionale chiarezza - non a caso si fa riferimento al “vetro acrilico” per indicare lastre e componenti che presentano una trasparenza paragonabile a quella del vero vetro - e la resistenza a un’articolata gamma di agenti chimici contenuti in svariati (non tutti) detergenti e disinfettanti per uso domestico e professionale del PMMA lo rendono oggi ideale per soluzioni di distanziamento sociale - barriere, divisori, corridoi, elementi schermanti - oltre che per la realizzazione di articoli indossabili, quali visiere protettive.

A fine vita, il polimetilmetacrilato può essere riciclato al 100% sia meccanicamente, sia chimicamente, senza downcycling: le proprietà restano pressoché invariate, senza perdite qualitative. Il riciclo chimico consente la depolimerizzazione del PMMA nel suo monomero (MMA) per ottenere nuovi prodotti, come ad esempio delle lastre aventi le stesse proprietà meccaniche e fisiche di quelle prodotte da materia prima vergine e ugualmente riciclabili al 100%.
Nel caso dei processi a circuito chiuso tutti i sottoprodotti risultanti da questo procedimento chimico vengono riutilizzati all'interno del ciclo produttivo, riducendone ulteriormente l’impatto ambientale.

 


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