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Nuovo packaging sostenibile per cosmetici

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Uno dei principali problemi ambientali contemporanei è, come ormai noto ai più, l’enorme quantità di rifiuti plastici che vengono prodotti ogni anno a livello mondiale (la stima della plastica prodotta sul mercato si aggira intorno ai 300 milioni di tonnellate).

L’utilizzo delle materie plastiche tuttavia non deve essere demonizzato nella sua totalità, in quanto questo materiale grazie alla propria resistenza e durabilità si adatta alla creazione di oggetti e componenti fatti appunto per durare nel tempo.

Guardandoci intorno però, persino in un ambiente familiare e domestico come quello del proprio bagno, ci si può accorgere come l’applicazione delle materie plastiche coinvolga ormai nella nostra società un numero incredibile di oggetti usa e getta, creando così un insensato divario tra il brevissimo utilizzo del prodotto in questione e l’impressionante longevo ciclo di vita del materiale di cui è composto.

Da questa riflessione nasce Sulapac è una start-up fondata da due ricercatrici biochimiche finlandesi Suvi Haimi e Laura Kyllonen che ha l’obiettivo di realizzare prodotti composti da materie prime rinnovabili e sostenibili, biodegradabili al 100% e contenenti lo 0% di microplastica.

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Suvi Haimi e Laura Kyllonen

Negli ultimi anni infatti l’attenzione nel campo dei materiali sostenibili si è concentrata infatti non solo sui materiali biodegradabili ma anche sul concetto di biobased. Alcuni materiali essendo biobased (originati quindi da biomasse vegetali) aiutano a ridurre l’impatto ambientale della produzione di sostanze plastiche da risorse non rinnovabili ma non sempre sono biodegradabili, non permettono quindi una risoluzione del problema dello smaltimento. Per questo motivo è indispensabile distinguere all’interno del mondo delle bioplastiche tra materiali che rilasciano componenti di microplastica e quelli che possono invece essere processati completamente dall’ambiente naturale (biodegradabili appunto).

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Image courtesy of European Bioplastics

Il materiale progettato dalle due ricercatrici è composto da trucioli di legno e leganti naturali, gli scarti del legno provengono da foreste nordiche certificate FSC, e il materiale viene lavorato sotto controllo di qualità. 

Attualmente Sulapac produce packaging per cosmetici, i contenitori sono stampati ad iniezione e questo permette una grande versatilità e personalizzazione del prodotto, ad oggi sono disponibili diversi colori come legno naturale, bianco, viola, arancione, verde, blu, rosso, rosa e nero.


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Image courtesy of Sulapac

 

Quando il contenitore Sulapac non è più utile può essere gettato nel compost, impiega tre settimane per degradarsi completamente e inoltre qualora venisse, erroneamente, gettato in mare Sulapac si dissipa in circa un anno.

Questo nuovo materiale offre un’alternativa ai packaging realizzati in polimeri, non solo quindi  riduce la dipendenza dalle risorse a base di petrolio, ma aiuta anche a minimizzare i rifiuti prodotti.  La start-up Sulapac ha vinto numerosi premi tra cui tra cui il Green Alley Award, la sovvenzione Horizon 2020 dell'Unione Europea per le piccole-medie imprese.

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Image courtesy of Sulapac

 

Inoltre la start-up ha ricevuto molteplici attenzioni da parte di molti brand operanti nel settore della cosmesi, infatti Chanel Parfums Beauté ha acquisito alcune quote della società e lancerà sul mercato i suoi cosmetici confezionati con packaging Sulapac.

Con i suoi materiali biodegradabili, Sulapac ha implementato una risposta unica ad un importante problema globale, come l'accumulo di plastiche non biodegradabili, e risponde al crescente desiderio dei consumatori di trovare prodotti o imballaggi che rispettino l'ambiente”, sottolinea Chanel Parfums Beauté.

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 Image courtesy of Sulapac

Le fondatrici di Sulapac, Suvi Haimi e Laura Kyllonen stanno pensando di estendere la produzione a packaging destinati a uso diverso che possano contenere alimenti, acqua, bevande, perché lo scopo finale è quello di un contenitore che esaurisca la sua funzione scomparendo esso stesso. Attualmente ad esempio hanno prodotto cannucce biodegradabili ad uso alimentare che possono sostituire quelle realizzate in polimero. 


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