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Nella propria bolla

Fin dagli anni ‘70, momento in cui l’inizio del dibattito sull’inquinamento inizia ad avere lentamente presa sull’opinione pubblica, l’idea di proteggere la nostra persona e i nostri ambienti tramite schermi invisibili dalle forme morbide aleggia nella nostra mente.
L’uomo protetto dalla bolla, curva e accogliente, si separa fisicamente dal mondo esterno, osservandolo attraverso un filtro da una posizione privilegiata.

 

haus rucker distanziamento socialeImage courtesy of Haus-Rucker-Co

 

La ricerca portata avanti in quegli anni da collettivi come gli austriaci Haus-Rucker-Co verteva infatti su questi temi. Le loro installazioni e idee potevano apparire come utopiche al tempo, ma spingevano a una riflessione sulla relazione tra persona e ambiente circostante.

Dagli esperimenti sugli ambienti abitabili fissi e mobili, fino allo sviluppo di veri e propri caschi individuali (“Mind Expander”) in grado di fornire all’utente una nuova prospettiva percettiva sul mondo, il loro lavoro mostra un’evoluzione dello spazio che si modella secondo linee fluide, come gentili membrane che si adattano alle esigenze umane.

 

haus ruckerImage courtesy of Haus-Rucker-Co

Queste tematiche hanno iniziato a riproporsi repentinamente nel nostro immaginario in seguito alla nuova situazione che il mondo si trova ad affrontare in seguito alla comparsa del virus COVID-19. Diversi creativi si sono interrogati su come la nostra vita quotidiana dovrà inesorabilmente adattarsi alla convivenza con questo scomodo invasore e le conseguenti norme di distanziamento sociale imposte dalla sicurezza.

Ne è un esempio il progetto sviluppato da Plastique Fantastique ad esempio. La loro capsula ad aria compressa offre infatti un’opzione sicura per il trattamento dei pazienti viralmente infetti. Questa bolla trasparente non riceve direttamente l’aria dell’ambiente circostante, ma viene “gonfiata” costantemente da aria sterile fornita da un ventilatore esterno e successivamente espulsa.

Video courtesy of Plastique Fantastique

 

I medici entrano inizialmente in un primo compartimento separato che permette di portare avanti il procedimento di disinfettazione.

Successivamente si accede allo spazio principale dove il medico può visitare il paziente e che contiene tutti gli strumenti necessari. Una piccola sezione nella superficie della capsula  permette di toccare il paziente in sicurezza.

A fine turno questo spazio può essere riconvertito in una zona relax/ufficio per il medico.

 

benwu safety capsule
Image courtesy of Benwu studio

 

Simile la proposta dello studio cinese Benwu per lo sviluppo di piccole capsule personali che permettono di lavorare e mangiare in un ambiente sterile in ufficio offrendo la stessa sicurezza dell’utilizzo di guanti e mascherine.

La capsula, assemblabile con materiali e componenti reperibili nei negozi, offre una postazione ad aria sterile con impianto di ventilazione indipendente.

L’utente accede con le proprie mani e il proprio viso alla capsula tramite sezioni chiuse ermeticamente da elastici così da non esporsi a nessun rischio di contagio.

benwu safety capsule2
Image courtesy of Benwu studio


Ancora più estremo il progetto di DesignLibero di una vera e propria “bolla” personale in grado di proteggere l’individuo completamente all’interno di spazi pubblici.

Esso si presenta infatti come uno schermo in Etilene TetrafluoroEtilene (ETFE), un materiale plastico trasparente più leggero e isolante del vetro e altamente resistente a corrosione a temperature estreme.

bubble shield

Image courtesy of DesignLibero

Lo schermo è integrato con un sistema a fan coil in grado di filtrare l’aria tramite filtri sostituibili, pannelli solari connessi a uno zaino interno per l’immagazzinamento di energia solare e una comoda zip in grado di rendere facile per l’utente l’azione di entrare e uscire dalla capsula.

bubble shield designlibero 2

bubble shield designlibero

Image courtesy of DesignLibero

 

La creatività si sta quindi indirizzando per esigenze contemporanee verso una visione in cui il piano fisico di interazione con l’ambiente che ci circonda debba essere sempre mediato da un elemento esterno. Una “gabbia dorata” trasparente, estensione della nostra sfera personale, in grado di proteggerci quando inevitabilmente per necessità e istinto essa vorrà entrare in contatto con lo spazio pubblico.


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