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1 Courtesy of La Biennale di Venezia Works by Rosemarie Trockel 59th International Art Exhibition La Biennale di Venezia The Milk of Dreams Photography by Marco Cappelletti 1536x904

Intrecci dalle radici profonde alla 59esima Biennale Arte

Tessuti di canapa, corde, lane, stoffe riciclate. Tessitura, macramè, maglia, intrecci. Materiali naturali e tecniche antiche si incontrano nelle opere di alcune artiste presenti alla Biennale Arte 2022 proiettando nel XX e XXI secolo aspetti di tradizioni e culture materiali radicate nella storia. Opere molto diverse tra loro sembrano essere legate da un solo fil rouge: una matericità possente.

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Per gentile concessione di La Biennale di Venezia Works per Rosemarie Trockel 59 International Art Exhibition – The Milk of Dreams Foto per Marco Cappelletti

 

Così senza dubbio nelle sculture di Mrinalini Mukherjee (1949-2015), artista cresciuta nel Bengala Occidentale, che trasforma fibra di canapa utilizzando tecniche di tessitura locali in opere che uniscono ispirazioni naturaliste, scultura indiana e design moderno. Tra le tecniche che accompagnano la sua produzione spicca il macramé, l’intreccio manuale di origine araba, fatto senza l’aiuto di strumenti: una tecnica che Mukherjee applica in modo intuitivo anche con materiali difficili, ricercati con un processo faticoso e manuale che prevedeva la cernita e la separazione di pesanti fasci di corde acquistati nei mercati di Nuova Delhi.

2 Mrinalini mukherjee devi rudra vanshree photo Daniela Amandolese

Mrinalini Mukherjee

 

In un gioco tra matericità e assenza di materia, tra legge della natura e principi cibernetici, le installazioni di Sandra Mujinga (Repubblica Democratica del Congo, 1989) sono centrate su figure che prendono ispirazione dal mimetismo animale utilizzando tessuti ricomposti in intrecci vibranti sotto l’effetto di luci neon. Altre figure umanoidi, con braccia allungate in postura da guardia ad affermare un principio di autosufficienza nel mondo presente e futuro, sono fatte di tulle. Tessuti riciclati costituiscono invece un gruppo di sculture ispirate a fossili di dinosauri.

3 Sandra Mujinga photo Daniela Amandolese

Sandra Mujinga

 

Tecniche e materiali come scelte politiche e ideologiche – questo si respira nell’arte di Charlotte Johannesson (1943) che inizia a praticare l’artigianato tessile come arte per rappresentare le ingiustizie socio-politiche dopo aver fondato negli anni Sessanta a Malmö l’atelier di tessitura Cannabis, dal nome della pianta dalla quale ricava le fibre per le sue opere ed evidente manifesto di aderenza alla controcultura del tempo. Negli Anni Ottanta Johannesson comincia a fondere tecniche di tessitura con le prime tecnologie informatiche reinventando la sua pratica di esplorazione dei cambiamenti socioculturali. I temi vanno da una figura collegata a un computer mediante il sistema nervoso, alla rappresentazione di mappe del mondo e immagini della Terra vista dallo spazio, abbinate a slogan tratti dalla cultura pop.

4 Charlotte Johannesson photo Daniela Amandolese

 Charlotte Johannesson

 

Essenzialismo femminista, produzione industriale e design si fondono nei quadri a maglia di Rosemarie Trockel (1952), artista tedesca che realizza le sue opere in filati multicolore con una macchina computerizzata per poi stenderle su tele come fossero dipinti. Queste opere esprimono l’intenso coinvolgimento dell’artista nelle questioni relative al “lavoro delle donne” e alla svalutazione dell’artigianato in una società sempre più meccanizzata. I quadri di lana, visibili al pubblico per la prima volta alla Biennale, presentano sottili variazioni nelle impunture e rivelano in questo modo la loro natura di manufatti e offrono un giudizio pungente sulla soggettività della rappresentazione visiva e sulla mercificazione dell’arte.

5 Rosemarie Trockel photo Daniela Amandolese

Rosemarie Trockel